Storia del Montenegro

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Vojisavljević (1018-…)

La millenaria storia dello stato Montenegrino inizia nel IX sec. con l’ascesa di Doclea, uno Stato bizantino vassallo. In questi anni di formazione, Doclea fu governata dalla dinastia Vojisavljević, la prima famiglia reale montenegrina. Nel 1042, al termine del suo venticinquennale regno, Re Vojislav vinse la, decisiva, battaglia di Bar contro l’esercito bizantino e Doclea divenne indipendente. Il potere e la prosperità di Doclea raggiunsero l’apice sotto il regno del figlio di Re Vojislav, Re Mihailo (1046-1081) e di suo figlio Bodin (1081-1101).

Re Nikola I Petrović, nel 1910, dichiarò: “Profonde sono le fondamenta di questo nostro, rinnovato, regno. Essi discendono dal vecchio Re del regno di Zeta Vojislav, Mihailo e Bodin. Il tempo poté distruggere solo ciò che fu sulla terra ma non quello che fu costruito dentro di essa, ciò che fu piantato nei cuori dei sentimenti di montanara libertà di queste montagne. E questo nessun energumeno potrà distruggere. Noi iniziammo a costruire su queste profonde fondamenta. E oggi, qui il nostro antico regno brilla sotto il sole splendente! (Glas Montenegro, 19 Agosto 1910).

Il territorio di Doclea comprendeva buona parte della costa adriatica meridionale, molto dell’attuale Montenegro, il lago di Scutari, la città di Scutari e parte della moderna Albania. Nella parte occidentale includeva l’attuale Ercegovina, con il confine posto a circa 50 chilometri a ovest del fiume Neretva. I progenitori dei Montenegrini sono rappresentati proprio dall’antico popolo di Doclea. Quella gente era, in accezione feudale, una peculiare miscellanea di Illiri, Romani e Slavi, sintetizzabili sotto il nome di Docleani. (Dragoje Zivković, Storia nazionale Montenegrina, Cetinje, 1989, p.134).

I Docleani erano prevalentemente Cattolici. La popolazione includeva anche i Bogomils (membri di una setta cristiano-bosniaca originaria della Macedonia) e pagani, ma queste fedi gradualmente scomparvero sotto la pressione della Chiesa romana cattolica. La conversione al Cristianesimo ortodosso iniziò solo dopo la caduta della dinastiaVojisavljević, nel XII sec.

Mihailo ricevette le insegne reali dal Papa, e l’immagine di Re Mihailo con la corona è ancora situata nella chiesa di San Mihailo presso Ston, una cittadina posta nella penisola di Peljesac (attuale Croazia). In una lettera del 1077, il Papa si rivolge a lui come “Michaeli Sclavorum Regi” (Michele, Re degli Slavi). Riconoscendo Mihailo come Re, il Papa considerò anche la sua richiesta che il Vescovato Docleano di Bar fosse elevato a rango di Arcivescovato. La richiesta fu avversata dai rivali Arcivescovati di Dubrovnik e Spalato. Ma l’8 Gennaio 1089, il Papa emise una Bolla in favore di Re Bodin, figlio di Mihailo, innalzando il vescovato di Bar allo status di Arcivescovato, con dieci vescovati subordinati e l’Arcivescovo Petar al suo vertice.

A seguito della morte di Mihailo, avvenuta nel 1081, e dopo una breve violenta lotta fra i suoi eredi, suo figlio Bodin divenne Re. Bodin lottò contro Bizantini, Normanni e conquistò la città di Drachium. Istituì stati vassalli in Bosnia (governati da Stefan) e Raška (sotto Vukan e Marko), che riconobbero la sua supremazia. Dopo la morte di Bodin, nell’anno 1101, incessanti lotte per il potere tra gli eredi al trono, indebolirono lo Stato. Queste dispute culminarono nell’ascesa dei sovrani provenienti da Raška, al trono di Doclea. La salita al potere di Raška sotto il suo sovrano Stefan Nemanja, nell’anno 1166, porto così alla subordinazione di Doclea e alla fine del primo periodo nella storia dello Stato montenegrino. La conquista, da parte di Nemanja, di Doclea (o Zeta, come cominciò ad essere rinominata dal secolo XI) terminò con l’annessione della stessa con il regno di Raška. Nemanja distrusse intere città, nel territorio di Zeta, senza che venissero più ricostruite in seguito. Perseguitò la setta cattolica bosniaca dei Bogomils ed espulse i Greci, bruciò le chiese locali e una grande quantità di libri. Pavel Rovinski, uno degli storici montenegrini del XIX secolo maggiormente documentati, riportò che “nel bruciare i libri non esistevano discriminazioni, che fossero religiosi, storici, geografici, di letteratura o naturalistici”. Nemanja iniziò a convertire forzatamente la popolazione di Zeta al Cristianesimo ortodosso, questo avvenne in un paese dove “non esisteva un solo prete ortodosso. E quando riuscì a consolidare il suo potere a Zeta, i Greci erano già stati espulsi” (Rovinski).

A dispetto della massiccia opera di distruzione durante la conquista di Nemanja, Zeta fu culturalmente ed economicamente una dei più sviluppati territori del Regno serbo di Raška. Il popolo di Zeta lottò costantemente per mantenere ed incrementare la sua autonomia. Quando le fondamenta dello Stato serbo cominciarono a sbriciolarsi, Zeta fece valere sempre più la sua sovranità. Zeta riconquistò la propria indipendenza sotto la seconda dinastia montenegrina, quella dei Balšić, che ascesero al potere nell’anno 1356.

Dinastia Balšić (1356-1427)

Con la morte dello Zar serbo Dušan Nemanjić, avvenuta nell’anno 1355, il regno di Raška iniziò a perdere unità e forza. Nel territorio di Zeta, la nuova dinastia montenegrina dei Balšić (dal nome del capostipite Balša I) riaffermarono la propria indipendenza intorno all’anno 1360. In una lettera scritta dallo Zar serbo Uroš alla città di Dubrovnik nello stesso anno, i Balšić sono menzionati in quanto sovrani di Zeta e documenti veneziani del 1368 riferiscono, a proposito dei Balšić, “coloro i quali divennero indipendenti dal Regno serbo”.

Il potere dei Balšić, inizialmente, si limitava al territorio meridionale del Regno di Zeta a partire dal loro insediamento originario di Škodra per poi estendersi al nord. Essi erano sovrani di religione cattolica, il che dimostrò che la grande influenza della Chiesa Romana Cattolica in Montenegro continuò anche attraverso il XV secolo. Balša I ebbe tre figli: Đurađ, Balša II e Stracimir. Đurađ I, considerato il più influente della dinastia, espanse e consolidò la rinnovata potenza di Zeta e conquistò l’importante città serba di Prizren. Il monarca di Zeta ed i suoi vicini territoriali erano in costante conflitto con il sovrano Ercegovese Nikola Altomanović, il quale conquistò e avanzò rivendicazioni verso i territori dei suoi avversari. Una potente coalizione però, formata dal Principe serbo Lazar Hrebeljanović, dal Ban bosniaco Tvrtko I, dal Re Đurađ I Balšić, dal Principe Nikola Gorjanski e dal Re Ludovik I Di Ungheria (con il supporto logistico di Ragusa), sconfisse Nikola Altomanović e il suo esercitonel 1373. Il Ban bosniaco ed il Principe serbo conquistarono buona parte del Regno Ercegovese mentre, ai Balšić, andarono le città di Trebinje, Konavle e Dračevica. Dispute sull’attribuzione di queste ultime città portarono ad una guerra tra il Sovrano di Zeta e il Ban bosniaco Tvrtko.

La consolidata sovranità di Zeta includeva molte delle terre del precedente regno di Doclea e parte del sud di Raška ma la Ercegovina fu sottomessa, in gran parte, al controllo di Altomanović e successivamente a quello del Banato bosniaco di Tvrtko. Regnando Đurađ I, Zeta fu uno Stato estremamente organizzato. Possedeva un doppio livello giudiziario di Corti, un tesoro gestito da un Regnante ben avverso ai commerci e governanti locali nominati direttamente dal Re. Le città della costa, gestite da Principi anch’essi di nomina regale, continuarono a mantenere le proprie autonomie tradizionali. Sotto il regno di Đurađ I Balšić, Zeta ebbe anche la propria moneta nazionale: il Dinaro.

A seguito della morte di Đurađ, avvenuta nel 1378, ascese al potere Balša II, terzo figlio del capostipite Balša I. Costui tentò, senza successo, la conquista della città di Cattaro. Morì in battaglia, combattendo i Turchi, nel 1385. A Balša II successe Đurađ II, il quale regnò fino al 1403, governando Zeta e il nord Albania dalla sede del suo potere, nella città costiera di Ulcinium (attuale Ulcinj). Figlio di Milica Mrnjavčević, una sorella del Principe serbo Vukašin, Đurađ II sposò Jelena, figlia del Principe Lazar di Serbia. Sotto il suo regno Đurađ vide parti del suo reame erosi dalle rivendicazione di locali signori feudali i quali asserivano possedimenti ben oltre ciò che era stato disposto in origine, lasciando al Re solo un brullo territorio intorno al lago di Scutari. Nel 1403, il figlio diciassettenne di Đurađ, Balša III, ereditò il governo di Zeta.

Durante i primi anni del suo regno, il principale sostegno venne da sua madre, Jelena, sorella del sovrano di Serbia, Stefan Lazarević. Jelena lavorò duramente per rafforzare i legami familiari tra Balša e suo zio. Negli anni del suo regno, Balša si prodigò per mantenere saldi i delicati equilibri di potere di Zeta che la fecero diventare punto focale nelle lotte per la supremazia tra i grandi poteri del periodo, Ottomani e Veneziani in particolare. Inoltre i rapporti con la Serbia risultarono, ovviamente, estremamente rafforzati in quei tempi. Nel 1419, Balša III si lanciò in una sventurata guerra contro Venezia per riconquistare le coste perdute. Nel ’21, poco prima della sua morte e sotto l’influenza della madre Jelena, passò lo scettro di Zeta nelle mani dello zio Stefan Lazarević che lo cedette a suo figlio Đurađ Brankovic. Quest’anno, il 1421 appunto, segnò la fine della dinastia dei Balšić. I successivi trent’anni furono un periodo di tumulti e accese rivalità per il potere di Zeta. Da questi conflitti emerse la terza dinastia montenegrina, i Đurašević, famiglia del clan dei Crnojević.

Dinastia Crnojević (1427-1516)

La dinastia Crnojević iniziò con i due fratelli Đurađ e ljes (Aleksa) Đurašević-Crnojević. Essi provenivano dai territori intorno al monte Lovčen nel nord di Zeta. Il ruolo decisivo nell’affermazione del famiglia fu giocato da Stefan Crnojević(1427/1465) e da suo figlio Ivan Crnojević (1465/1490). L’erede di Ivan, Đurađ (1490/1496) fu l’ultimo sovrano della sua dinastia. A partire dal regno di tale dinastia, Zeta fu più spesso indicata come Crna Gora o Montenegro.

La dinastia Crnojević è importante nella storia montenegrina per almeno tre ragioni:

  • Il regno dinastico rappresenta un importante collegamento fra la tradizione dellostato indipendente di Doclea e Zeta e la moderna storia del Montenegro indipendente. Durante il loro regno, i Crnojević videro il potente esercito Ottomano schiantare letteralmente tutti i paesi vicini. La Serbia cadde dopo la battaglia di Kosovo Polje del 1389, la Bosnia nel 1463, la Ercegovina nel 1483. Per evitare di fare la stessa fine, Ivan Crnojević spostò la capitale da Žabljak nella valle di Lovčenski Dolać (primo passo verso la futura capitale di Cetinje) sotto il monte Lovćen nel 1482. L’evento identifica convenzionalmente l’inizio della storia del Montenegro indipendente e della sua capitale, Cetinje, che fu costruita attorno al monastero omonimo.
  • Negli anni della dinastia Crnojević il Montenegro rimase indipendente, sostenendo e mantenendo ciò che i montenegrini consideravano preziosa tradizione di sovranità. E mentre il territorio del Montenegro diveniva più piccolo rispetto ai precedenti regni di Doclea e Zeta, si radicava uno spirito nazionale d’indipendenza trascendente nella straordinaria devozione al paese e alla libertà.
  • I Crnojević rivendicarono, in nome dei montenegrini, una insolita supremazia nello sviluppo culturale dell’Europa meridionale, introducendo la prima pressa tipografica della regione suddetta e stampandone il primo libro.

Stefan Crnojević (1427/1465) consolidò il suo potere nel regno governando per ben 38 anni. Durante tale periodo, vide la Serbia totalmente assoggettata al Sultanato ottomano immediatamente dopo la morte di Đurađ Branković. Sotto Stefan Crnojević, il Montenegro comprendeva la zona di Lovčen intorno a Cetinje, Rijeka Crnojevica, la valle del fiume Zeta e le tribù Bjelopavliči, Pjesvić, Malonšiči, Piperi, Hoti e Klimenti. Stefan sposò Mara, figlia dell’importante Albanese Ivan Castriota, il cui figlio Đerđj Castriota fu meglio conosciuto con il nome turco di Skenderbeg. Nel 1455 Stefan entrò in accordo con il suo alleato Venezia stipulando che il Montenegro avrebbe riconosciuto la supremazia nominale di Venezia mantenendo la sua effettiva indipendenza, in vero sempre rispettata. L’accordo prevedeva tra l’altro che il Montenegro dovesse assistere militarmente Venezia per specifiche occasioni entro uno scambio di reciproche forniture. Sotto tutti gli altri aspetti, però, la sovranità di Stefan in Montenegro fu assoluta e indiscussa.

Ivan Crnojević (1465/1490), in contrasto con suo padre, lottò contro Venezia in un tentativo di conquista della città di Cattaro. Egli ebbe qualche successo, acquisendo un incrementato supporto da parte delle locali tribù costiere (Grbljani e Pastroviči) nel suo tentativo di affermare il controllo del Montenegro sulla baia di Cattaro<. Allorché, però, gli ottomani condussero una campagna militare nel nord dell’Albania e in Bosnia, convincendolo che la principale fonte di pericolo per il suo paese era l’oriente, cercò un riavvicinamento con Venezia. Lottò al fianco di Venezia contro gli invasori mussulmani nella guerra tra i due paesi che terminò con il successo nella difesa della città di Scutaricontro gli attacchi ottomani.

Ivan dovette, però, riconoscere che il potere del Sultanato era debordante. Per preservare il suo stato e la relativa indipendenza, nel 1482, spostò la capitale del regno da Žabljak (sul lago Skadarsko) all’area montuosa di Dolać, sotto il monte Lovčen. Qui costruì il monastero cristiano ortodosso intorno al quale sorse in seguito la capitaleCetinje. Questo evento segnò la fine della storia del regno di Zeta e l’inizio della storia del Montenegro, approssimativamente coin cidente con l’ascesa al potere di Đurađ Crnojević.

Đurađ Crnojević (1490/1496), primogenito di Ivan, fu un sovrano erudito. Egli è più famoso per un singolo episodio storico: usò la pressa tipografica, portata a Cetinje dal padre, per stampare i primi libri del mondo europeo merdionale, nel 1493. Il particolare attrezzo segnò l’inizio della diffusione della carta stampata nei regni slavi meridionali. La pressa operò dal 1493 al 1496 stampando libri religiosi, cinque dei quali sono stati preservati:

  • Oktoih prvoglasnik;
  • Oktoih petoglasnik;
  • Psaltir;
  • Molitvenik;
  • Cetvorojevandjelje.

Đurađ si occupò direttamente della stampa dei libri, scrisse prefazioni e note, sviluppò sofisticate tavole di Salmi con calendario lunare. I Libri stampati dai Crnojević furono editi in due colori, il rosso e il bianco, e furono riccamente ornamentati. Questi servirono da modelli per molti altri libri, stampati in Cirillico, successivamente.

La fine del XV secolo e del regno di Đurađ, segnarono la fine della dinastia Crnojević.

Il Vladika (1516-1697)

Dopo l’ultimo dei Crnojević, nei successivi 180 anni, il Montenegro fu governato da suoi Vladika o Vescovi. I Vladika erano eletti da assemblee popolari. In tale periodo, i Vladika provenivano da famiglie differenti “Il Vladika è un esponente montenegrino, come lo fu il primo Vladika, ed egli non poteva che essere un nativo montenegrino proveniente da una delle migliori famiglie montenegrine” (St. Petar Cetinjski).

Vladika erano veramente spirituali e leader popolari del Popolo montenegrino“Il Vladika era un guardiano della forza spirituale e dell’auto-consapevolezza del popolo, basate sulla fede e la tradizione di eroismo e antenati gloriosi… Il Vladika governava non con la forza bruta ma attraverso la fede e la Chiesa nella quale il Vladika e il popolo erano un unica cosa. Era una forma peculiare di fratellanza spirituale”(Rovinski, “Crna Gora u proslosti i sadasnjosti”, 1989)

L’istituzione del regno teocratico e gli individui che lo governarono attraverso i secoli furono la chiave dell’indipendenza del Montenegro, dell’identità e unità nazionale montenegrina, in contrasto con lo scenario di lotte tribali. Circondati dall’Impero ottomano, arroccato negli altopiani intorno al monte Lovčen, il Montenegro mantenne la sua sovranità sotto la guida dei Vladika. Nel XVII secolo, i montenegrini incrementarono le lotte contro gli eserciti ottomani. Vincendo, battaglia dopo battaglia contro la più potente armata del tempo, i montenegrini mantennero la loro indipendenza e progressivamente riaffermarono la propria sovranità sui territori vicini dietro gli altopiani nazionali. All’inizio elettiva, la carica del Vladika divenne ereditaria nel 1697, passando in linea diretta da zio a nipote, durante il regno di Danilo I Petrović , primo rappresentante della dinastia dei Petrović-Njegoš. Il principe-vescovo Danilo nel 1711 stabilì un’alleanza con la Russia in funzione antiturca; da quella prima relazione si sarebbe sviluppato in seguito uno stretto legame tra i due paesi.

Dopo Danilo, Pietro I e Pietro II fortificarono lo stato, dandogli una legislazione e delle istituzioni moderne. Il potere temporale e quello religioso vennero nuovamente separati da Danilo II, che nel 1852 abolì la carica di principe-vescovo e assunse la carica di principe (gospodar). Grazie all’aiuto dell’Austria, nel 1860 egli respinse l’attacco degli ottomani.

I vescovi Petrović (1697-1851)

Il vescovo Danilo Petrović stabilì la teocrazia ereditaria nella famiglia Petrović del clan Eraković. Fin dal periodo dei Vladika, i vescovi ortodossi, sussisteva il celibato. L’ufficio del Vladika passava, dunque, dallo zio al nipote. Danilo guidò i montenegrini in molte battaglie contro gli Ottomani. Vinse la decisiva battaglia di Carev Laz a Ljesanska Nahija, dal 14 al 28 Luglio 1712. l’esercito della Sublime Porta contava tra i 30.000 e i 40.000 uomini e nonostante tutto venne sconfitto con la perdita di 5000 elementi. Questa battaglia rappresenta un caposaldo nella storia della lotta montenegrina per l’indipendenza.

Nel 1701, Danilo costruì il monastero di San Pietro di Cetinje (Sveti Petar Cetinjski) sul sito della precedente corte di Ivan Crnojević. È da segnalare il fatto che, mentre il Monastero fu ricostruito e allargato, la sua struttura basilare non fu modificata. I vescovi Sava e Vasilije successero a Danilo. Vasilije fu particolarmente attivo nella lotta ai Sultani e nel sollecitare un supporto russo verso il Montenegro. Scrisse anche uno dei primi libri storici sul Montenegro (“Storia del Montenegro”).

A seguito della morte di Petar I Petrović, suo nipote, il 17enne Rade Petrović divenne Vescovo con il nome di Petar II Petrović Njegoš. Il popolo chiamavo il Vescovo con il suo nome di battesimo, Vladika Rade. Costui fu il secondo figlio di Tomo Markov Petrović e Ivana Proroković. Per consuetudine storico-letteraria, Petar II Petrović Njegoš è considerato il più importante Vescovo-Principe montenegrino, colui il quale predispose le fondamenta del moderno stato montenegrino e del susseguente Regno di Montenegro. Fu, inoltre, il più acclamato poeta nazionale.

Una lunga rivalità persistette tra i leader spirituali montenegrini della famiglia Petrović e la famiglia Radonijć, uno dei clan dominanti che rivaleggiarono per il potere contro l’autorità dei Vescovi. Questa rivalità culminò nel periodo di Njegoš. Questi uscì vittorioso dallo scontro e rafforzò il proprio potere espellendo dal Montenegro molti membri della famiglia Radonijć. Negli affari interni, Njegoš fu un riformatore. Introdusse le prime tasse nel 1833 contro la rigida opposizione di molti montenegrini nei quali il grande senso d’individualità e di libertà tribale furono fortemente in conflitto con il concetto di distretto contributivo dell’autorità centrale. Egli creò un governo centrale formale costituito da tre soggetti, il Senato, la Guardia e il Perjaniči.

Il Senato consisteva in 12 rappresentanti provenienti dalle più influenti famiglie montenegrine ed effettuava mandati esecutivi e giudizi così come dovere della funzione legislativa del governo. I 32 membri della Guardia attraversavano continuamente il paese in qualità di agenti del Senato, aggiudicando dispute e amministrando secondo compiti diversi la legge e l’ordine. I Perjaniči erano un corpo di polizia, con obbligo di riferire sia al Senato che direttamente al Vescovo. Njegoš è, come già scritto, il più famoso poeta montenegrino. La sua opera più importante include il poema epico “Gorskij Vijenac” (la Corona della Montagna), il saggio filosofico intitolato “Luča Mikrokozma” (il raggio del microcosmo) e “Lažni car Šćepan Mali” (Stefan il Breve, il pretendente), scritti in montenegrino vernacolare. Sintetizzò molto del sentimento popolare diffuso e divenne simbolo letterario chiave della lunga lotta per la libertà. Ancora oggi nel paese, proverbi e passaggi presenti nella prima delle opere di Njegoš, sono usati nelle conversazioni abituali per illustrare gli umani dilemmi universali.

Danilo I (1852/1860)

Nel suo testamento, Petar II Petrović Njegoš, nominò suo nipote Danilo quale suo successore. Ma quando Njegoš morì, il Senato proclamò il fratello più grande di Njegoš, Pero Tomov Petrović, principe (e non Vescovo). Questo indicò come lo stesso Njegošstesse preparando i nuovi regnanti montenegrini a divenire sovrani temporali.

In seguito ad una breve lotta per il potere seguente la morte di Njegoš, Pero Tomov perse e cedette l’onore del reame al ben più giovane Danilo. Mentre il successore di Njegoš era ancora indeterminato, Danilo viaggiò in direzione Vienna e da qui verso la Russia, supponendo di essere ordinato Vescovo e non già Principe. Con sorpresa di Pero Tomov e dei suoi seguaci, Danilo tornò a Cetinje con il riconoscimento ufficiale, dello Zar russo, di Principe del Montenegro. Ciò diede a Danilo un vantaggio decisivo divenendo Principe mentre Pero Tomov tornava ad occupare la sua precedente funzione di Presidente del Senato.

Danilo Petrović fu pertanto il primo dei Principi secolari montenegrini titolari, non più solo, della posizione ecclesiastica di Vescovo. Il regno di Danilo segnò la strada che fece divenire il Montenegro un Regno sotto il successore, il Principe (poi divenuto Re) Nikola I Petrović. Negli affari militari, Danilo fu un’abile stratega e un ottimo comandante. Guidò i Montenegrini nelle principali vittorie militari. Nel 1858, vinse la decisiva battaglia di Grahovac. L’esercito del Principe fu condotto dal leggendario Granduca Mirko Petrović, fratello maggiore di Danilo, carismatico leader militare. Questa importante vittoria diede lo slancio per demarcare ufficialmente i confini tra il Montenegro e l’impero del Sultano, riconoscendo de facto la secolare indipendenza montenegrina.

All’interno dei suoi confini, Danilo fu un regnante ligio al proprio importante ruolo, rafforzò l’autorità centrale di Cetinje. Questo consentì il consolidamento delle moderne funzioni dello stato. Il suo instancabile temperamento, però, lo condusse ad un uso eccessivo del potere. Ad esempio, la tradizionale libertà tribale fu, talvolta, in conflitto con il rafforzato apparato statale, soprattutto nell’autorità centrale della capitale e del personale potere del Principe. Così quando la tribù Kući, del Montenegro orientale, sfidò la sua autorità, la sua spedizione punitiva fu rapida ed estremamente severa, distrusse, infatti, qualsiasi resistenza.

Danilo sviluppò l’apparato di Leggi di Petar I (Zakonik Petra I), all’interno delle sue Leggi Generali del Territorio (Opsti zemaljski zakonik), leggi consuetudinarie, fortemente radicate negli usi e costumi nazionali. Tale raccolta, consistente in 95 paragrafi, fu una sorta di Costituzione nazionale, la prima della storia montenegrina. In politica estera, il Principe lottò (non una novità) contro gli Ottomani per consolidare ed espandere il territorio del suo stato. Guardò spesso alla Russia per supporti morali e militari, pur tentando di mantenere buoni uffici con l’Austria. Questo non gli impedì di “corteggiare” la Francia, che personalmente adorava dal punto di vista culturale e linguistico. Sua moglie Darinka, donna istruita figlia di un importante mercante triestino, fu una delle principali ragioni della sua affezione verso la Francia. La sua attitudine francofila si cementò con la disillusione derivante dal mancato appoggio dei cugini russi in merito ad un pieno riconoscimento internazionaledell’indipendenza montenegrina.

Le buone relazioni di Danilo con Parigi furono mal digerite da Russia, Austria e Serbia che vedevano in questo riavvicinamento una minaccia dei propri interessi nell’area. Danilo fu assassinato nell’Agosto del 1860 mentre era trasportato via nave nel porto di Cattaro. Il movente dell’omicidio fu il sentimento di rivalsa personale di Todor Kadić, della tribù dei Bjelopavliči, desideroso di vendicare il maltrattamento ricevuto dalla sua famiglia ad opera dello stesso Danilo. Kadić ricevette sostegno internazionale per l’assassinio commesso, soprattutto da parte dell’Austria.

Nikola I (1860/1918)

Nel 1858, tre giovani ragazzi della famiglia reale dei Petrović, furono mandati a studiare al collegio “Louis le Grand” di Parigi. Uno di essi era il 17enne Nikola Mirkov divenuto in seguito Principe e quindi Re con il titolo di Nikola I Petrović. Due anni dopo, a causa dell’assassinio di suo zio Danilo, Nikola ritornò a Cetinje per trovare una corte fortemente francofila nella quale la vedova Darinka continuava ad occuparsi dell’uso del francese e del mantenimento dell’etichetta delle corti europee coeve.

Come lo zio Danilo, Nikola ammirava la Francia, la sua ricchezza nazionale, l’eredità culturale e le sue istituzioni politiche. Nikola sposò Milena proveniente dalla famiglia Vukotić. Tale famiglia giocò un ruolo chiave nella leadership del Montenegro prima dell’ascesa al potere dei Petrović. Le due famiglie furono amiche di lungo corso nonché grandi alleati politici. Nikola e Milena ebbero 12 figli dei quali 3 erano maschi e 9 femmine. 6 figlie sposarono reali o aristocratici europei. Questi matrimoni consentirono ai Petrović l’ingresso diretto nelle più importanti corti europee con notevole miglioramento della politica estera di Re Nikola.

Sua figlia Milica sposò il Granduca Peter Nikolajević, cugino dello Zar di Russia Alexander III. Lo Zar definì Nikola “l’unico vero e leale amico della Russia”. Ma la più famosa delle sue figlie fu Jelena, di grandi ideali pacifisti e umanitari, la quale andò in sposa al Re d’Italia Vittorio Emanuele. La principale sfida di Nikola gli si presentò nel 1862 allorché gli Ottomani lanciarono un offensiva in serie, molto ben organizzata, orchestrata per circondare completamente e distruggere militarmente il Montenegro.

Le battaglie di quell’anno causarono molte perdite su entrambi i fronti. I Montenegrini persero 3.500 uomini mentre la Sublime Porta ne contò oltre 8.000. Re Nikola accettò, in fine, la proposta di cessazione delle ostilità avanzata da Omer Paša Latas. In realtà, però, i termini dell’accordo non furono mai rispettati, per questo i Montenegrini, nel 1863, erano già pronti a riaprire le operazioni militari. Le ostilità e guerre continue condussero al triennio ’76/78 allorché l’esercito di Kralj Nikola vinse battaglie decisive sui fronti di Vucji Do, Fundina, Trijebac, Krstac e Bjelopavliči. Particolarmente importanti le vittorie di Vucji Do e della valle di Bjelopavliči (dove scorre il fiume Zeta).

Le città di Podgorica, Nikšić, Bar e Ulcinj furono portate sotto il controllo di Re Nikola. Il territorio montenegrino raddoppiò e consolidò le proprie estensioni sotto il regno del sovrano Petrović. Nel 1842 l’Austria riconobbe i confini del paese; nel 1859 il Sultano fece altrettanto e così anche tutti gli altri paesi partecipanti al Congresso di Berlino del 1878.

Il Montenegro era internazionalmente riconosciuto quale stato sovrano e indipendente. In corrispondenza del periodo appena descritto, il Montenegro e la sua capitale Cetinje, conobbero un rapido sviluppo economico e sociale. È opportuno segnalare che tale progresso si verificò durante un periodo di estrema instabilità generale determinata dalle continue guerre e lotte tra la nazione e la futura Turchia. Prima del 1868 esistevano solo poche, e male organizzate, scuole elementari in Montenegro. Ma tra lo stesso anno e il 1875, 72 nuove scuole aprirono i battenti istruendo circa 3.000 studenti. L’educazione elementare, incrementata senza costi, divenne obbligatoria. Nel 1869, un seminario per docenti e un colleggio femminile furono aperti nella capitale, Cetinje. Nel 1875 fu il turno di un istituto agrario aperto nella rinnovata Danilovgrad, scuola chiusa però dopo soli due anni a causa della guerra contro Costantinopoli.

La futura classe dirigente, istruita negli istituti statali, fu integrata nelle strutture amministrative del paese. Il 1880 è l’anno dell’apertura del primo Ginnasio classico inferiore, divenuto superiore nel 1902. nel ’82 la nazione contava: 75 scuole pubbliche e26 private. Il paese ebbe il primo telegrafo e ufficio postale tra il ’69 e il ’71. Tre anni dopo iniziò la costruzione della principale strada montenegrina, da Cetinje a Kotor, con il supporto austriaco, successivamente estesa a Rijeka Crnojeviča e di qui al resto del paese. La ferrovia da Bar a Virpazar fu inaugurata nello stesso periodo. Si registrò un notevole incremento dei commerci e molte imprese straniere, soprattutto italiane, aprirono proprie sedi in Crna Gora.

Nikola inviò nel 1892, 14 giovani nelle accademie militari italiane. Costoro, assieme a quelli educati in Russia (principale sostenitore economico-militare), introdussero l’organizzazione moderna militare del paese, strategica e tattica. Nikola introdusse l’Alta Corte, organismo giudiziario statale separato dall’Esecutivo, la Common Law del famoso giurista Baltazar Bogišić sostituì la precedente raccolta di Leggi generali del Principe Danilo. Nel 1888 il paese ebbe la prima legge sulla proprietà con precise definizioni dei diritti e doveri di proprietà, crediti e transazioni collaterali e il potere di libera disposizione della proprietà. Venne introdotta la prima costituzione formale, 1905; la libertà di stampa, la Legge Penale, ponendo le basi per la fondazione del moderno stato di diritto in sintonia con i più sviluppati paesi occidentali.

Durante tale periodo si segnala la nascita di numerose pubblicazioni periodiche. Nel 1910 il Parlamento proclamò il Montenegro Monarchia Costituzionale e Nikola quale suo Re. Gli anni seguenti furono i più duri della storia montenegrina, sebbene il paese uscì vittorioso dalle guerre balcaniche, pagò un altissimo prezzo in vite umane. Particolarmente costosa fu la vittoria sulla città Albanese di Scutari, sotto il dominio ottomano, vista l’ostilità mostrata dalle grandi potenze che costrinsero Nikola a porre la città sotto supervisione internazionale. Gli eventi della I guerra mondiale, condussero alla fine del Montenegro come stato indipendente e come Regno. Si registrò, infatti, l’annessione alla Serbia del 1918 e la conseguente insorgenza del Natale 1919. Re Nikola morì, in esilio, ad Antibes e fu sepolto nella città di San Remo nel 1921. Nel 1989 le sue spoglie, quelle della moglie la Regina Milena e di due delle sue figlie Ksenija e Vjera, furono traslate in Montenegro, nella Cappella di Cipur a Cetinje, l’antica capitale.

Montenegro, un nuovo stato nei balcani

Il 21 maggio 2006 l’86,5% degli aventi diritto di voto nel Montenegro è uscito alle urne e il 55,5% ha votato per l’indipendenza.

In questo modo è stata superata la soglia del 55% imposta dall’Unione Europea, come condizione per un riconoscimento dei risultati del referendum, accettata anche da parte della Serbia e dai partiti filoserbi nel Montenegro. Il presidente della Commissione referendaria, lo slovaco Frantisek Lipka e gli osservatori internazionali hanno dichiarato che il voto è stato regolare e sono stati respinti numerosi rincorsi dei partiti filoserbi unionisti.

Dunque , nonostante che i leader di quei partiti, sorpresi dalla sconfitta, insistevano a fare ricorsi rifiutando a rinascere i risultati, il Montenegro diventò un nuovo stato europeo, l’ultima delle repubbliche ex jugoslave. Il 3 giugno il parlamento montenegrino proclamò l’indipendenza, riconosciuta il 12 giugno dal Consiglio dei ministri dell’UE; segui il riconoscimento dei paesi europei e balcanici, della Russia, degli Stati Uniti, della Cina, del Vaticano e di tanti altri. Il 28 giugno il nuovo stato diventò il 192. membro delle Nazioni Unite.

Per la quinta volta nella propria storia millenaria i cittadini del Montenegro costituiscono uno stato indipendente , per la prima volta senza dovere usare le armi ma solo una matita.

Ciononostante molti esperti di geostrategia e balcanologi si chiedono se la definitiva dissoluzione dell’ultimo residuo della Jugoslavia, 88 anni dopo la sua fondazione sia un fatto positivo o potrebbe complicare ulteriormente la già complessa situazione balcanica.

Anche se la Jugoslavia si è disintegrata gia nel 1991, la comunità internazionale è per lungo tempo rimasta nostalgica di quella creazione di Versailles e sembra che molti non si sono rassegnati neppure adesso, quando l’ultimo suo pezzo si è definitivamente staccato dalla Serbia ( restituendo anche alla Serbia l’indipendenza).

Prof. Antun Sbutega

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